Quattro ricercatori ogni 1000 abitanti (persino la Spagna ne ha 7). Il numero bassissimo dei ricercatori in Italia, ben al di sotto degli altri Paesi europei, spoglia il nostro Paese di “conoscenze, coesione e determinazione. Come per la Concordia anche la nave Italia ha bisogno di tutto questo”. Il neoeletto presidente CRUI Stefano Paleari fotografa la realtà della ricerca italiana.
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13.09.19 – Corriere della Sera (Bergamo) – “Ricercatori, alt alla fuga”
E’ stato eletto presidente dei rettori italiani: il più giovane rettore d’Italia (a 44 anni nominato rettore dell’università di Bergamo), Stefano Paleari è ora a capo della CRUI, a 48 anni, e ha segretario generale CRUI Alberto Tesi, rettore dell’università di Firenze.
Paleari appena insediato chiede subito al ministro Carrozza un investimento deciso sui giovani ricercatori, anche per bloccare la fuga dei cervelli.
13.09.16 – La Stampa TuttoSoldi – Un Paese senza competenze
Aumentano le richieste di laureati e diplomati ma le imprese che assumono li devono ri-formare. Un’analisi dei dati di Unioncamere-Excelsior sembra puntare il dito contro il sistema formativo di medio e alto livello: sono coinvolti anche ingegneri elettronici e informatici…
13.09.16 – Corriere della Sera – Ricercatori, l’Olanda paga 5 volte di più
Il confronto tra stipendi per i ricercatori italiani, europei, internazionali. Dati non troppo confortanti. Importante anche la dichiarazione di Elena Cattaneo, neo-senatrice a vita: “Da ricercatrice guadagnavo 3.300€ al mese”. Ora da parlamentare avrà circa 12mila€ al mese. L’Italia ancora non sembra investire sulla ricerca.
13.09.16 – la Repubblica Affari&Finanza – Laurea e master, all’impresa serve il corso giusto
Disoccupazione giovanile in Italia: forse un problema strutturale. Di manovre govenrative shock non se ne parla soprattutto per la mancanza di fondi, così i giovani inoccupati crescono, specie al sud. Ma Almalaurea diffonde dati confortanti: a 5 anni dalla laurea solo il 6% risulta ancora inoccupato. Il titolo quindi è necessario, anche se spesso ci si trova “overeducated” nell’azienda in cui si è stati assunti.